L’amico più fedele dell’uomo può non essere dotato di parola, ma sicuramente sa come esprimersi (e come esprimere le proprie emozioni) attraverso lo sguardo.

Un fatto che a molti potrebbe sembrare straordinario ma che è solo il risultato di quella che possiamo definire una naturale evoluzione biologica, è la trasformazione che nel corso dei secoli ha subito l’assetto di alcune parti del muso del cane proprio per facilitare quella che è la comunicazione con gli esseri umani.

In poche parole, se oggi siamo in grado di comunicare meglio con i nostri amici a 4 zampe lo dobbiamo soprattutto alle modifiche genetiche avvenute nel corso del tempo; questa scoperta davvero rivoluzionaria è stata portata alla luce da alcuni ricercatori che hanno recentemente pubblicato uno studio sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

Come si è evoluto lo sguardo del cane?

Una nota psicologa, l’americana Juliane Kaminski ha attivato uno studio che mirava a confrontare i muscoli facciali del cane con quelli del più selvatico lupo grigio, suo diretto antenato.

Lo studio si basa sulla necessità di comprendere come mai, ad oggi, lo sguardo del lupo grigio riesca ancora ad incutere timore e distanza nell’essere umano laddove quello del cane trasmette fedeltà e amore, particolarmente utile nella pet therapy.

La Kaminski e il suo team di scienziati, ha perciò preso in esame 4 razze diverse di cani (un golden retriever, un pastore tedesco, un chihuahua, un segugio, un husky e un meticcio) confrontandole con la specie del lupo.

Molte sono le differenze venute alla luce, tra cui il fatto che il muscolo posizionato proprio sopra il bulbo oculare del cane, è praticamente assente nei lupi ma molto sviluppato nell’animale domestico.

Questo muscolo ha una rilevanza fondamentale nella “gestione” dello sguardo, in quanto si tratta del muscolo responsabile de movimento delle sopracciglia.

Pare, sempre secondo lo studio della dottoressa Kaminski, che l’evoluzione della funzionalità di questo particolare gruppo muscolare sia dovuta con tutta probabilità al processo di addomesticamento progressivo del cane da parte dell’uomo, procedimento che ha avuto origine quasi 20.000 anni fa.

La mente umana, quindi, è naturalmente portata a recepire meglio l’emotività del cane piuttosto che quella del lupo e a percepire i sentimenti dell’animale proprio grazie alla naturale evoluzione morfologica degli aspetti fisiognomici del cane, tra i quali, oltre al già citato muscolo posto sotto le sopracciglia, troviamo anche la capacità di mostrare una porzione maggiore rispetto al loro diretto antenato della sclera, la parte bianca dell’occhio.

Questo fatto rende più “languido” e comunicativo lo sguardo del cane e facilita senza dubbio la comunicazione non verbale con gli esseri umani.

Fonte: boxers.ruselodser.com